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E-fattura: San Marino Definito il codice del destinatario

Le Entrate convalidano il codice dell’ufficio tributario del TitanoReverse charge con il documento telematico su «Fatture e corrispettivi»Matteo Balzanelli Massimo Sirri

L’agenzia delle Entrate “convalida” il codice destinatario 2R4GTO8 registrato dall’ufficio tributario di San Marino per lo smistamento delle fatture elettroniche nell’interscambio con l’Italia. È la principale novità del provvedimento 248717 delle Entrate che apporta alcune modifiche al provvedimento del 5 agosto 2021, contenente le regole tecniche per l’emissione/ricezione dell’e-fattura fra soggetti nazionali e operatori sammarinesi. Altri interventi correggono refusi o conseguono alla valutazione d’impatto sul trattamento dati.

Con la sostituzione del punto 4.2, è invece (meglio) precisato che il meccanismo del reverse charge sulle fatture elettroniche emesse da fornitori di San Marino senza addebito dell’Iva, va applicato in base all’articolo 17, comma 2, Dpr 633/1972, una volta visualizzato il documento reso disponibile su «Fatture e corrispettivi».

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evasione Iva sotto il 20%

Effetto fattura elettronica: evasione Iva sotto il 20%

Prima inversione di rotta, ma le tasse evase restano a quota 80 miliardi

L’evasione Iva per la prima volta scende sotto la soglia del 20 per cento. Il che vuol dire che nella decennale lotta al sommerso si restringe la forbice tra l’Iva dovuta e l’imposta effettivamente incassata dall’Erario. Ma anche se sull’Iva il Fisco recupera un buon 6% di mancate entrate tra il 2018 e il 2019, l’Erario lascia ancora nelle tasche degli evasori, tra mancate dichiarazioni e omessi versamenti, qualcosa come 80,6 miliardi, considerando anche la Tasi. E non è finita. Al calcolo dell’evasione mancano all’appello i dati del sommerso contributivo e del mancato gettito dell’Irpef per i lavoratori dipendenti ma “irregolari”. Mobili e Parente

Sole24ore del 01/10/2021

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L’e-fattura con San Marino cancella l’Intrastat cessioni

Obbligo dal 1° luglio 2022 solo per transazioni di beni
Niente elenchi riepilogativi per chi effettua anche vendite intracomunitarie
Matteo Balzanelli Massimo Sirri
Uno degli effetti più graditi dell’avvio della fatturazione elettronica negli scambi con San Marino, facoltativa da venerdì 1° ottobre e obbligatoria (ma solo per la compravendita di beni) dal 1° luglio 2022, è senz’altro la scomparsa dell’obbligo di presentare gli elenchi Intrastat delle vendite per chi esegue anche cessioni intracomunitarie (quelli per gli acquisti già non andavano presentati). Altra buona notizia è che la fatturazione elettronica dovrebbe escludere l’esterometro.

L’abolizione dell’Intrastat consegue all’entrata in vigore del Dm 21 giugno 2021 che non prevede più l’adempimento. Per tale motivo, l’obbligo dovrebbe sparire anche se è emessa fattura cartacea (finché possibile).

sole24ore del 28_09_2021

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Fattura estera duplicata, registri Iva da integrare

Fattura est

Fattura estera duplicata, registri Iva da integrare
SFattura estera duplicata, registri Iva da integrare
Questa situazione potrebbe accadere frequentemente considerando come i dati di fatturazione possono venire inviati in via automatizzata dal sistema gestionale a SdI e contemporaneamente messi a disposizione di un intermediario, il quale procede successivamente a predisporre e trasmettere la comunicazione delle operazioni con l’estero. In questo caso, il soggetto passivo Iva dovrà cancellare dal registro le annotazioni che riportano nel campo «invio» il valore che richiama l’acquisizione dei dati da esterometro.

Allo stesso modo i dati delle bollette doganali non vengono automaticamente utilizzati nell’elaborazione delle bozze dei registri Iva acquisti: le relative informazioni identificative, sebbene vengano messe a disposizione del contribuente da parte dell’agenzia delle Entrate, non sono adoperate in maniera automatica per la redazione dei registri, richiedendosi quindi agli operatori un’attività di integrazione.

tratto dal sole 24 ore del 29_09_2021

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Fatture elettroniche del 2019, la conservazione entro giugno

Fatture elettroniche del 2019, la conservazione entro giugnoL’Economia ha annunciato un rinvio di tre mesi rispetto al termine del 10 marzoStesso termine per aderire al servizio di consultazione dell’agenzia delle EntrateAlessandro Mastromatteo Benedetto Santacroce

Prorogato a giugno 2021 il termine per completare il processo di conservazione elettronica delle e-fatture relative al periodo di imposta 2019. Anticipando il contenuto della misura che sarà introdotta con il decreto Sostegni in corso di definizione, il comunicato stampa 49 pubblicato il 13 marzo dal ministero dell’Economia e delle Finanze introduce in questo modo una proroga trimestrale della scadenza, originariamente fissata per il 10 marzo 2021, per le fatture elettroniche ricevute o emesse nel corso del 2019, primo periodo di imposta di avvio generalizzato dell’obbligo di fattura business to business (B2B) e business to consumer (B2C).

In tale giorno, infatti, per i contribuenti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare, è scaduto il terzo mese successivo al 10 dicembre 2021, data ultima di presentazione delle dichiarazioni annuali secondo la tempistica riprogrammata in ragione dell’emergenza epidemiologia Covid-19.

In attesa della disposizione normativa di riferimento, sembrerebbe comunque che la misura così anticipata riguardi tutti i contribuenti compresi coloro che, non avvalendosi del sistema di conservazione gratuito delle e-fatture messo a disposizione, previa adesione, dall’agenzia delle Entrate, abbiano affidato il relativo servizio a fornitori privati.

La proroga sembrerebbe limitarsi inoltre unicamente alle fatture elettroniche del 2019, e non anche ad eventuali altri documenti informatici, quali ad esempio libri e scritture contabili, prodotti e tenuti in modalità elettronica: salvo diverse indicazioni nel testo normativo, per tali tipologie documentali sembra essere rimasto fermo il termine per conservarli entro il 10 marzo scorso.

La proroga risulterebbe motivata dal fatto che la conservazione elettronica rappresenterebbe, di per sé, una novità nel panorama delle scadenze tributarie, in quanto si tratterebbe del primo adempimento di questo tipo legato all’avvio dal 1° gennaio 2019 dell’obbligo di fattura elettronica tra privati.

A ogni modo, la proroga trimestrale finisce di fatto per allineare la scadenza del termine per conservare con quello concesso dall’agenzia delle Entrate, con provvedimento 56618 datato 28 febbraio 2021, per aderire al servizio di consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche e dei loro duplicati informatici. Il prolungamento del periodo transitorio per aderire al 30 giugno 2021 permette di recuperare i duplicati dei file transitati dal Sistema di interscambio (Sdi) inviandoli al sistema di conservazione stesso.

Soltanto a seguito dell’adesione al servizio di conservazione, infatti, e non a quello di consultazione, tutte le fatture elettroniche e le relative note di variazione transitate dallo Sdi saranno automaticamente acquisite ai fini della conservazione, mentre sarà necessario procedere al caricamento manuale delle stesse, tenuto anche conto della dimensione massima pari a 5 Mb, nel caso in cui si intenda inviare in conservazione i documenti emessi/ricevuti in data antecedente all’attivazione del servizio.

tratto dal soe24 del 16/03/2021

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Fattura elettronica, sulla conservazione servono chiarimenti

L’obbligo di fatturazione elettronica, introdotto dal gennaio 2019, vale tanto nel caso in cui la cessione del bene o la prestazione di servizio venga effettuata tra due operatori Iva, quanto nel caso in cui la stessa sia fatta da un operatore Iva verso un consumatore finale.

In questo contesto, il condominio rientra nel novero dei soggetti giuridici privi di partita Iva, ma beneficiando delle prestazioni e dei servizi dei propri fornitori e dell’amministratore di condominio, è certamente destinatario delle fatture elettroniche emesse da quest’ultimi. Il primo dubbio è se gli amministratori siano tenuti a osservare le regole generali dettate dalla normativa primaria in materia di gestione dei documenti informatici e dall’agenzia delle Entrate in materia di ricezione e conservazione delle fatturazioni elettroniche.

E a complicare le cose è intervenuto un interpello, sinora inedito, dell’agenzia dell’Entrate Direzione regionale dell’Emilia Romagna – 909-859/2018 – avente ad oggetto questioni afferenti proprio la fatturazione elettronica nei condomìni. Più specificamente, ad avviso delle Entrate dell’Emilia Romagna «gli amministratori sono tenuti ad adeguarsi alle regole relative alla fatturazione elettronica sia in proprio, come soggetti Iva che svolgono l’attività di amministrazione condominiale, sia come rappresentanti del condominio per quanto riguarda la ricezione e conservazione delle fatture elettroniche intestate al condominio come consumatore finale».

È il tema della conservazione però che va chiarito. Il servizio fornito direttamente dalle Entrate garantisce la corretta archiviazione per un periodo di 15 anni, a meno che il contribuente decida di revocarlo, conservandole personalmente o avvalendosi di operatori privati certificati facilmente individuabili sul mercato.

L’agenzia delle Entrate può comminare specifiche sanzioni pecuniarie per la mancata osservanza delle regole sulla conservazione. Resta quindi da capire se anche il condominio possa rientrare tra i soggetti esposti a questo rischio sanzionatorio. Si auspica un intervento chiarificatore dalla direzione Centrale per superare quanto prima ogni dubbio.

tratto dal sole 24ore del 27.01.2021

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Fatturazione elettronica: termini di decorrenza dell’e-fattura

La fattura elettronica, per avere valenza fiscale deve rispettare precise caratteristiche capaci di garantire al documento fiscale inalterabilità e integrità nel tempo. In particolare il file XML (eXtensible Markup Language), generato secondo le specifiche fornite dall’Agenzia delle Entrate (il tracciato è stato recentemente aggiornato alla versione 1.6.1), deve essere trasmesso per via telematica al Sistema di Interscambio (SdI), incaricato di recapitarlo al destinatario.

Il file dell’e-fattura può essere predisposto mediante i sistemi informatici (procedura web, app e software) messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, o mediante software propri, o ancora mediante procedure web, software o applicazioni mobile messi a disposizione da parte di un intermediario.

Dal momento che la fattura viene consegnata da SdI, la PA che la riceve ha circa due settimane di tempo per restituire una risposta (notifica di cessionario/committente) di accettazione o rifiuto.

In pratica il sistema lascia alla PA questo margine di tempo per controllare la regolarità formale della fattura (oggetto della fattura, importi, presenza di CIG e CUP, indicazione della corretta aliquota IVA, indicazione dell’eventuale split payment, ecc.). Nei casi in cui la PA non intraprenda alcuna delle due azioni (accettazione o rifiuto), lo SdI invia una notifica di decorrenza termini di consegna.

La scadenza del termine di decorrenza di 15 giorni deve essere quindi intesa come un modo per consentire al fornitore di prestazioni, beni e servizi di procedere agli adempimenti fiscali, senza alcuna valenza sostanziale in merito all’accettazione della fattura il cui controllo da parte del cliente potrebbe non essere ancora avvenuto.

In parole povere: la fattura può ancora essere contestata.

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E-fattura, le nuove specifiche non fugano i dubbi sui termini Tempistiche

Il Sole 24 Ore lunedì04 gennaio 2021

Dal 1° gennaio sono diventate obbligatorie le nuove specifiche tecniche per l’emissione delle fatture elettroniche mediante SdI. Tuttavia, per le operazioni effettuate fino al 31 dicembre, ma che sono trasmesse al SdI nel mese di gennaio (ad esempio le fatture immediate e differite), è ancora possibile usare le vecchie specifiche tecniche.

Ad ogni modo, al di là di questi particolari aspetti per gestire il periodo di transizione, è opportuno fare alcune riflessioni su quando devono essere inviati i documenti elettronici che permettono ai cessionari/committenti di assolvere l’imposta, quando il cedente/prestatore non è in grado di farlo, perché ad esempio:

è un non residente;

la fattura emessa dal cedente/prestatore, in regime di reverse charge, senza applicazione dell’imposta ed il cessionario/committente, quale debitore, deve integrare la fattura con l’Iva, mediante il meccanismo dell’inversione contabile.

In effetti, per alcune di queste operazioni si pone il problema dei termini con cui i documenti predisposti elettronicamente devono essere trasmessi al SdI, posto che non è sempre possibile individuare delle norme di riferimento.

1 Peraltro, si segnala come nella «Guida alla compilazione delle fatture elettroniche e dell’esterometro», l’agenzia delle Entrate nella consapevolezza di imputare i contenuti dei documenti elettronici nelle liquidazioni periodiche Iva dispone, in modo molto sfumato, sul termine di trasmissione “consigliando” (così si esprime) di effettuarla entro la fine del mese nel caso in cui il cessionario committente volesse avvalersi dei registri Iva precompilati.

Evidentemente questo “consiglio”, ancorché autorevole, non può costituire un termine perentorio, ma si dovranno fare altre considerazioni e trovare altri riferimenti.

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Ad esempio, per gli acquisti presso soggetti passivi di altri Stati membri Ue, l’articolo 47 del Dl 331/1993 si limita a disporre che le fatture relative agli acquisti intracomunitari «sono annotate distintamente, entro il giorno 15 del mese a quello successivo di ricezione della fattura, e con riferimento al mese precedente nel registro di cui all’art. 23». Queste modalità valgono anche per le prestazioni realizzate da operatori di altro Stato Ue in favore di operatori nazionali per lo specifico richiamo all’articolo 47 da parte dell’articolo 17, comma 2, del Dpr 633/1972.

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In mancanza di una specifica disposizione, da cui possa essere rilevato il termine per l’emissione del documento con cui assolvere l’imposta, si ritiene corretto agganciare la trasmissione al SdI del documento elettronico, al termine ultimo stabilito per annotare la fattura comunitaria nel registro delle fatture emesse (articolo 23, Dpr 633/1972). Non è ipotizzabile, infatti, che un documento sia annotato in un registro senza che prima sia trasmesso. In sostanza, ogni qual volta il cessionario/committente intende fare transitare per il SdI delle operazioni passive per l’acquisto di beni e servizi, presso soggetti passivi dell’Unione europea, dovrà trasmettere il documento elettronico al Sdi entro il termine ultimo previsto per l’annotazione sul registro.

Questo modo di operare si ritiene applicabile a tutte le altre ipotesi per le quali il soggetto passivo stabilito non deve emettere alcun documento, ma deve integrare quello ricevuto. Ad esempio, ciò avviene nelle operazioni rientranti nel perimetro del cosiddetto «reverse charge interno» (commi 5 e 6, articolo 17, Dpr 633/1972). Si pensi, tra l’altro, alle fatture emesse dalle imprese del settore edile o da quelle che operano nel settore dell’oro.

Anche in queste fattispecie, non essendo indicato uno specifico termine di emissione, quello di trasmissione dovrebbe agganciarsi all’annotazione nel registro (articolo 23, richiamato dal comma 5 dell’articolo 17), vale a dire «entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese».

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Sicuramente è più semplice gestire le cosiddette “autofatture”, poiché in questo caso il legislatore stabilisce un termine di emissione a cui è agevole agganciare il termine di trasmissione al SdI del documento elettronico. Ad esempio, ogni qualvolta il cedente/prestatore è un soggetto passivo non stabilito in un Paese Ue, il cessionario/committente deve assolvere l’imposta emettendo l’autofattura entro «il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione» (articolo 21, comma 4, lettera b), del Dpr 633). Pertanto, se vorrà fare transitare l’operazione tramite SdI, dovrà trasmettere un documento elettronico entro lo stesso termine. Tra l’altro, in questo modo sarà possibile evitare la compilazione del cosiddetto esterometro, dove sono annotate le operazioni transfrontaliere.

Come è possibile rilevare da questa limitata esposizione, in cui il cessionario/committente deve integrare o predisporre una fattura ex novo, i termini di emissione sono spesso simili (ma non identici), sicché è necessario prestare la massima attenzione per evitare di trasmettere documenti e fatture elettroniche tardivamente.

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A rischio la detrazione Iva se si applica l’aliquota errata

La Cassazione boccia lo sgravio se l’operazione è non imponibile o esenteMa l’interpretazione (accolta dalla Gdf) del Dlgs 471/1997 appare troppo restrittiva

Risulta molto penalizzante per le imprese e incoerente con il dettato normativo la recente posizione espressa dalla Corte di cassazione (sentenza 24289/2020), accolta dalla guardia di Finanza (a modifica della propria precedente circolare 114153 del 13 aprile 2018), secondo cui il cessionario/committente non può portare in detrazione l’imposta erroneamente applicata e assolta dal cedente/prestatore nei casi diversi da quelli in cui, per una operazione imponibile, sia stata applicata un’aliquota maggiore rispetto a quella dovuta.

Nell’articolo 6, sesto comma, del Dlgs 471/1997 si prevede che:

chi computa illegittimamente in detrazione l’imposta assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa, è punito con la sanzione amministrativa pari al 90% dell’ammontare della detrazione compiuta;

se però il cedente o prestatore per errore, e al di fuori di un contesto di frode, applica e assolve l’imposta in misura superiore a quella effettiva, il cessionario committente potrà portare in detrazione la maggiore imposta, sempre se inerente e oggettivamente detraibile, e sarà punito con una sanzione amministrativa ridotta compresa fra 250 euro e 10.000 euro.

Tale possibilità è stata introdotta dalla legge di stabilità del 2018 (legge 205/2017) e risulta applicabile anche per i casi verificatisi prima del 1° gennaio 2018 (in tal senso articolo 6, comma 3-bis del Dl 34/2019).

Pasquale Murgo

Sole24ore del 04/01/2021

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Nuova guida Fattura Elettronica

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato, AGGIORNATA AL  18.12.2020, la Guida sulla Fatturazione Elettronica.

Potete scaricarla qui